Erica vende un violino da 2500 dollari, un prezioso manufatto degli anni ’30 con certificazione di originalità di un liutaio. La transazione avviene correttamente tramite Paypal, senza problemi. L’acquirente però ne contesta la genuinità e chiede e ottiene la restituzione del denaro da Paypal.

A questo punto il noto sito di pagamenti online intima all’acquirente la distruzione del prodotto contraffatto, documentata da una prova fotografica.

Violino distrutto

Sembra assurdo, ma come recita un noto internet meme  (di cui vedremo prossimamente le potenzialità nel web marketing), trattasi di “true story”. Se Erica avesse letto i “termini di utilizzo“, si sarebbe imbattuta in una riga dove viene dichiarato che “Paypal può chiedere di distruggere l’oggetto e di fornire prova della sua distruzione”.

Internet ha come caratteristica primaria la velocità di accesso ai contenuti, ma la fretta si sa, come nel mondo reale, anche qui è cattiva consigliera. In questo caso Erica ha perso sia i soldi, che il violino! Una imperdonabile distrazione da 2500 dollari. Tutto per aver messo una spunta troppo in fretta.

Finchè si tratta di Paypal, diciamo che “dimenticarsi” di leggere prima di mettere la fatidica spunta su “Accetto” non comporta problemi rilevanti (a parte l’assurdo caso di cui sopra).

Ma accade a volte che alcuni “furbetti” inseriscano delle condizioni di utilizzo fuorvianti o vincolanti o addirittura truffaldine, e questo ha portato spesso gli utenti a noiose controversie legali con questi siti, ai quali purtroppo il più delle volte, il giudice ha dato ragione. Ai querelanti non restava che un rimprovero per l’imprudenza dimostrata.

Quindi da oggi in poi vi raccomandiamo, occhio alla spunta facile!