Se è vero che, come definisce Wikipedia, il  Guerriglia marketing è:   “una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali,” ……. allora oggi vi racconto un caso che ho deciso di definire di “guerriglia marketing  sui generis” nel mio palazzo.

Mi spiego meglio: oggi torno a casa, e mentre mi accingo a salire le scale, l’occhio mi cade, come al solito, sulla cassetta della posta. Dalle scale non posso capire cosa sia, ma il solo fatto che nella finestrina si intraveda qualcosa mi fa deviare il percorso.

Più mi avvicino alla cassetta della posta più l’oggetto al suo interno prende forma.

Una busta bianca, discreta, innocua, che non ha la forma delle bollette.

Mentre raggiungo la cassetta il pensiero che sia una lettera di un amico mi solleva. Finalmente giungo, apro, ed estraggo la lettera. Ad una osservazione successiva mi accorgo che non porta mittente (accipicchia), tanto meno il destinatario (hmh…).

Ma sollevo la linguetta, che non è incollata, e apro il foglio al suo interno: una mezza  facciata di foglio protocollo scritta a mano. Da quanto tempo non leggevo qualcosa di scritto a mano…

Ebbene ragazzi, non potete immaginare. Provate ad indovinare chi mi ha scritto? Una certa signora Pina (Si firma alla fine della lettera, con tanto di cognome).

Niente di strano, chi non consoce una signora Pina?

Niente di strano se non fosse che la signora Pina mi invita  a riflettere sull’esistenza o meno di un destino predeterminato ed a partecipare ad un discorso pubblico…

Avete capito bene, la signora Pina in realtà è un’appartenente ad una delle religioni più diffuse in Italia, di quelle i cui membri girano e bussano casa per casa per cercare di convertire il mondo, con determinazione, dolcezza, purtroppo a volte un tantino di ottusità.

Ma non ne hanno colpa, del resto la fede è ottusa, è un dato di fatto. Tornando dall’out alla signora Pina, vi prego di riflettere sui mezzi e gli strumenti che ha utilizzato:

Il luogo: la cassetta della posta

– la cassetta della posta (che oggi è tornata un contenitore abbastanza intimo e serio, da quando le amministrazioni comunali si sono inventate il “porta pubblicità condominiale” separato.

Nella cassetta della posta troviamo per lo più informazioni riservate (bollette), servizi che abbiamo esplicitamente richiesto (riviste o altro in abbonamento) e corrispondenza personale.

Il mezzo: una lettera

– la lettera è quanto di più personale si possa pensare di ricevere.

La busta bianca, il foglio preso da un quaderno, stimola ricordi e sensazioni che gli A4 e gli stampati non permettono più. Lo strumento: la scrittura a mano

– alzi la mano chi non ha  difficoltà a scrivere qualcosa a mano. Chi non ha completamente perso l’abitudine a prendere la penna in mano, chi non sorride davanti ad un testo di un bambino, pulito, ordinato, ma quasi “vivo”.

Insomma, che la signora Pina lo abbia fatto o meno apposta, ha egregiamente abbattuto, piano piano, senza dare troppo nell’occhio, tutti i paletti che la mia esperienza, il moderno modo di fare pubblicità e il bombardamento mediatico, con il passare del tempo mi avevano fatto alzare necessariamente.

La sua informazione è passata per intero, senza fastidio, senza risentimento e senza farmi credere di aver perso del tempo cedendogliene.

In ogni caso la signora è finita, questo sicuramente non l’ha fatto apposta, in uno studio sul marketing.

Non mi resta che apprezzare il suo lavoro e farle i complimenti perché:

– se la sua è stata un’idea  spontanea, tanto di cappello perché la sua pubblicità ha trovato un destinatario.

– se la sua è stata una idea freddamente architettata, tanto di cappello perché ha capito come “fregarmi”.