Matteo Renzi segretario del PD

Se nel web marketing il ruolo del consumatore si evolve, scrollandosi da dosso il cerchietto del mirino e contemporaneamente l’appellativo di target, grazie ad una sempre maggiore conoscenza del prodotto e della possibilità di reperirne informazioni ed opinioni.

Non possiamo dire che lo stesso trattamento gli sia riservato quando poi riveste il ruolo di elettore in fase di elezioni in politica. Settore che a livello di comunicazione resta ancora molto “URLATO”.

Ci troviamo infatti da anni in una situazione in cui diverse parti urlano la loro verità, sia in Tv che sulla carta stampata, creando sempre più confusione in relazione ad una questione. Ebbene, nel nostro paese, per quanto riguarda il contesto politico le regole del marketing sono ancora in fase di evoluzione e all’elettore è ancora appicciato il bersaglio.

L’elettore resta il Target, un obiettivo di mercato.

Se negli Stati Uniti Obama è riuscito a vincere grazie all’uso di una strategia improntata al WEB, in Italia siamo ancora ancorati ai vecchi metodi e termini del marketing post-Vietnam.

Lo stesso Berlusconi infatti, che ha dominato la scena politica per un ventennio buono, deve il suo successo ad impegnative e strategicamente strutturate campagne di Marketing Elettorale.

A paventare una boccata d’aria fresca è stato il Movimento 5 stelle che con la sua attività cross mediale ha reso la politica partecipata, proprio come raccomandano i bravi merketers secondo i quali un’attività di contenuti user-generated sta alla base di una fidelizzazione a lungo termine e di una strategia contenutistica votata alla qualità e al valore aggiunto per gli utenti.

Con le ultime primarie del PD si è visto un ritorno al passato.

Dopo la vittoria di Renzi infatti, l’immancabile discorso del nuovo segretario PD è ispirato senza dubbio allo stile comunicativo del mastro comunicatore di Arcore.

Un discorso in cui si proietta il partito in una dimensione più ampia, sminuendo l’avversario più pericoloso di turno (il m5s), e parlando non solo agli elettori delle primarie, ma a tutti gli elettori, potenziali e non. Il che non è errato, visto l’alto tasso di indecisi e di astenuti registrati ad ogni elezione.

Il punto però è un altro, con il suo discorso Renzi ha portato il PD fuori dai vecchi schemi comunicativi, rivolti allo zoccolo duro dei suoi elettori. Attingendo alle più consolidate tecniche di marketing, ha portato i suo partito in una dimensione di crescita, di incremento del target, puntando a tutti i potenziali elettori.

Con un discorso non di sinistra, ma con un vero e proprio discorso a mio avviso di largo stampo Populista. Insomma, il nuovo in politica pare semplicemente un restyling del vecchio, almeno stando alle modalità e alle argomentazioni utilizzate sia in campagna che dopo il voto.

Ciò non toglie che il metodo possa tranquillamente funzionare, certo è che ci aspettiamo tutti un evoluzione nell’approccio all’elettore.