olimpiadi italianeRecord di caldo a parte, un altro leitmotiv di quest’estate sono stati i ripensamenti: stati e città europee e non solo hanno ritirato, una dopo l’altra, le proprie candidature all’organizzazione delle olimpiadi.

I motivi? Tutti ovviamente diversi nello specifico, ma che hanno un solo filo conduttore, ovvero “siamo spiacenti, ma preferiamo spendere i soldi dei nostri cittadini in altro modo!”.

Due esempi

Stoccolma, per la Svezia, ha ritirato la sua candidatura alle olimpiadi invernali del 2022 con la motivazione di voler investire gli stessi soldi, necessari per la costruzione di stadi e strutture olimpioniche, in case popolari, ultimamente molto necessarie nel paese.

Dall’altro lato del globo, Boston fa sapere che dice di no alla candidatura alle olimpiadi del 2024, sostenendo che i cittadini non devono pagare il conto di queste manifestazioni, e tenendo in considerazione che la maggioranza degli abitanti (52%) si era espressa a sfavore della loro realizzazione.

Standing ovation! Applausi! Ma, scusate un attimo, quel nome li è Italia?

Ebbene si, il nostro bel paese, nonostante il “no” ricevuto per la candidatura alle olimpiadi del 2020 (respiro di sollievo), resta ancorato a quelle del 2024, col Presidente del Consiglio Renzi che sostiene: “Cambiamo fisco e P.A, poi sarà facile fare le olimpiadi”.

Certo. Peccato che resta impossibile la prima parte della frase: come si fa a cambiare fisco e pubblica amministrazione in poco più di 8 anni, se non c’è riuscito nessuno in decine di legislature? E poi basta davvero questo? Siamo davvero un paese così ricco da poterci permettere esposizioni universali, olimpiadi e giubilei uno dietro l’altro?

Non avremmo altre questioni più urgenti da risolvere con i soldi che verranno stanziati per la costruzione di strutture adeguate?

Con quali soldi? E con quale coraggio?

La città di Roma ha già chiesto al governo 50 milioni per l’attuazione di un piano straordinario di manutenzione e creazione di nuovi trasporti, per riuscire ad accogliere i milioni di fedeli previsti per l’inizio del giubileo il prossimo dicembre. In più, stime recenti sostengono che le spese per la realizzazione del sito dell’Expo non sono ancora rientrate a causa del flusso di visitatori minore delle aspettative.

Se non si volessero fare i conti in tasca allo stato, resta spinosa un’altra questione: gli scandali per l’infiltrazione della mafia nei cantieri proprio dell’Expo, uniti alla mega bolla di “Mafia Capitale”. Lo Stato può davvero garantire che stavolta sarà diverso? Sono state e saranno adottate misure legali sufficienti a non ripetere le figuracce da esposizione universale?

Non voglio fare il guastafeste, capisco l’importanza di questi eventi, ma capisco anche che per ottenere il massimo risultato economico e di visibilità bisogna fare le cose al meglio e “per bene”. Il dubbio è che l’Italia al momento non sia ancora economicamente pronta e sufficientemente matura. Non credi?