Tutti ne parlano: il Papa avrà il suo account Instagram ed il suo nome di battaglia “Franciscus”. Dai primi approcci impacciati del pontefice con tablet ed autoscatti ne è passata di acqua sotto i ponti. Oggi i suoi tweet, perché il Papa ha già un account Twitter, sono diventati un appuntamento quotidiano per una moltitudine di fedeli.

Se sono così varie le critiche portate ai social e al loro modo comunicativo perché anche la religione cattolica sembra non poterne più fare a meno?

Papa Francesco ed il suo entourage lo sanno: per avvicinarsi ai giovani dovevano utilizzare un linguaggio che venisse percepito al di fuori delle mura delle chiese, dove sempre meno gente sembra dirigersi. I social sono il terreno ideale di incontro. Ma perché rivolgersi anche a Instagram se Twitter ha già tanto successo e seguito?

La nuova comunicazione visiva della religione cattolica

Probabilmente le parole di Kevin Systrom, amministratore delegato e co-fondatore di Instagram, incontrato lo scorso 26 febbraio, hanno colto nel segno: “Abbiamo parlato del potere delle immagini come strumento per unire i popoli di diverse culture e lingue” disse Systrom dopo l’incontro.

Ed ecco il nocciolo della questione: da un lato i lunghi sermoni a cui la religione cattolica ci ha abituati, dall’altro l’immagine di Instagram o il messaggio di limitati caratteri di Twitter.

La chiesa cattolica punta ad una comunicazione lampo, frammentata, emozionale, una immagine che evochi più di mille parole di un sermone, senza inoltre l’insormontabile problema della barriera linguistica: raggiungere tutti subito con un solo scatto.

Il cattolicesimo sta rielaborando per sé le basi della comunicazione pubblicitaria moderna.

Dalla religione cattolica vissuta al cattolicesimo sub-emozionale?

Ma la chiesa cattolica non ha paura che la comunicazione visiva di Instagram, estremamente emozionale, prevalga sui concetti limitando la riflessione del destinatario?

A mio parere percepisco un messaggio molto chiaramente da un’immagine, ma spesso mi rendo conto di non elaborarlo consapevolmente: dove finisce il “ragionarci su” che dovrebbe essere fondamentale per quanto riguarda la religione cattolica che dovrebbe essere non solo seguita, ma anche elaborata e fatta propria?

La comunicazione delle immagini che i social stanno ulteriormente rafforzando, è ancora una comunicazione consapevole e ragionata? Oppure si punta ai messaggi impliciti, al viaggio sub-emozionale dell’individuo?