Foto-ExpoManca poco più di un mese al termine, e penso sia giunto il momento di tirare le somme sulla tanto chiacchierata Esposizione Universale, che ha fatto da protagonista a questa estate milanese ed italiana.

Non entrerò nel merito di statistiche di ingressi, numero di visitatori, dati Atm: ciò non mi compete e forse non ne verremo mai a conoscenza. Voglio raccontare in modo diretto le mie impressioni da visitatore che ha comprato un biglietto (dopo aver venduto un rene) ed ha passato lì l’intera giornata.

Si comincia! (Entusiasmo 10/10)

Il tour inizia dal padiglione Zero, che prova ad introdurre il tema di Expo 2015: bello, grande, colorato, a tratti maestoso, a tratti infantile, tecnologico, e… Ah già il tema, il tema è…, sarà sicuramente…, certo non ci sono dubbi…, è chiaro che si tratta di… Il cibo!
No?! Scusate, mi dicono sia più corretto: nutrire il pianeta, energia per la vita.

Il tema… (Entusiasmo 8/10)

Ma si ovvio, colpa mia. Come ho fatto a non capirlo? Magari mi sono lasciato distrarre da tutti quei chicchi e semi colorati esposti; di certo visitando gli altri padiglioni, quelli delle nazioni e quelli dei cluster tematici (caffè, cacao, riso, spezie) tutto sarà più chiaro.
O anche no.

Se per alcuni il grande assente di quest’Expo è stata la massa di visitatori, per la maggior parte invece, e anche per me, si tratta del tema. Il tema c’è ma non si capisce né fuori nell’architettura, né dentro ai padiglioni delle nazioni aderenti, che ospitano, fatto salvo qualche rara eccezione, tutto tranne aree a “tema” (se non si considerano i video e i proiettori con immagini a ruota di non si sa che).

Visitando i padiglioni (Entusiasmo 6/10)

I ristoranti la fanno da padrone. Lasciando stare per un secondo i prezzi esorbitanti e ingiustamente aumentati, la cosa logica da pensare sarebbe che ognuno offra cibo tipico della nazione (o della regione, se siamo sulla parte italiana suddivisa in regioni). Ma così non è, col risultato che le multinazionali presenti (perché? Sempre colpa del dio denaro…) fanno comunque il pienone pranzo e cena. E diciamocelo, andare a mangiare al McDonald all’interno di un’Expo, vuoi o non vuoi, a tema peculiarità del cibo nel mondo, è davvero triste. Ma non è colpa dei visitatori, bensì di ciò che l’organizzazione dei padiglioni delle nazioni è riuscita a creare: il nulla.

Il padiglione Italia (Entusiasmo 4/10)

In tutto ciò, l’Italia, il paese organizzatore, ha dato il buon esempio? Assolutamente no. Il padiglione Italia, quello per cui si devono fare circa un paio d’ore di fila, è forse per noi italiani il più deludente. Non c’è traccia del tema, si respira un ego che non ci possiamo permettere (sembra quasi che ci si voglia autoconvincere), che ha conferma nella parte tecnologica dove non funziona nulla, e si esce da lì con alcune domande in mente: ma perché nessun riferimento ai prodotti culinari che sono eccellenze italiane nel mondo? Cosa c’entravano gli specchi e i monumenti italiani? E il plastico dell’Europa senza l’Italia a che pro se non me ne spieghi il significato?

Tirando le somme (Entusiasmo 2/10)

D’accordo, si tratta di un sito espositivo davvero grande, non riesci a visitare tutto in un giorno, ma non ti viene la voglia di comprare un altro biglietto per il giorno dopo per vedere il resto, se il resto è vuoto come ciò che hai già visto. Una grande giostra, ma le attrazioni interne scarseggiano e quelle che ci sono si pagano a parte.

Vale la pena spendere così tanto? A parer mio, no. Ma sono davvero curioso di sapere voi cosa ne pensate: facciamo un piccolo sondaggio, basta anche un commento lapidario, come il grado di entusiasmo in media. Pronti? Via!