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Mistificazione e verità. Sono i pilastri della comunicazione pubblicitaria da quando esiste il commercio. La domanda più ricorrente (e in molti casi anche l’unica) che ci si è sempre posti, è come rendere appetibile un prodotto per invogliarne l’acquisto.

Anonymous

Allora mi vengono in mente quelle televendite dove pubblicizzano con redazionali da 15 minuti, quei prodotti per il fitness sulle reti private. Quindici minuti della propria vita sprecati a guardare uomini e donne con fisici statuari e sinuosi da far invidia ad atleti professionisti, che mostrano come i prodotti che stanno usando diano con facilità e “con 5 minuti al giorno” risultati incredibili. Appunto. Incredibili, nel senso etimologico del termine. Questa è mistificazione.

Per il secondo esempio devo spegnere la televisione ed accedere ad Internet. E solo per questo, potrei già terminare il discorso. Comunque, come dicevo, accedo ad Internet e poi entro sul social network. Qualcuno ha condiviso il link del sito di una parlamentare appena violato da “Anonymous“, un gruppo di hacker indipendenti, che ha pubblicato sulla sua home page una serie di domande più che lecite, domande che nessun “giornalista” si sognerebbe di fare ai diretti interessati e che nessun giornale pubblicherebbe su richiesta. Questa per tutta riposta li canzona “(…) in un momento in cui tanto si parla di libertà di stampa, di libertà di informazione e di democrazia, non sarebbe stato meglio chiedere la pubblicazione delle vostre rimostranze, piuttosto che irrompere in uno spazio dedicato ad altro?  Ipse dixit.
Se ne deduce che per comunicare cose vere, il modo più semplice sia un tipo di comunicazione “aggressiva”, per così dire, per evitare di essere osteggiati da chi ha interessi opposti. E questo di Anonymous è solo un esempio estremo di modalità attualmente in auge

Per concludere, la mistificazione ha una pubblica rilevanza ed è ben tollerata e di conseguenza il marketing si basa quasi completamente sul concetto che l’importante non è vendere il prodotto, bensì vendere l’idea che l’utente si fa del prodotto. Qualcuno dirà: “Beh, mi sembra ovvio.”
Può darsi. Poi però, non capisco perchè lamentarsi quando al posto di un I-phone ci si vede recapitare un mattone in laterite.

E questa è la verità.

Ricordate “Carosello”? Andava in onda negli anni ’60 in Rai ed era un momento in cui le persone si ritrovavano davanti alla televisione a guardare gli spot pubblicitari per 10 minuti, fino alle 9 di sera.

youtube

“E dopo Carosello, tutti a nanna!”, era la frase che veniva detta a tutti i bambini che restavano attoniti a guardare quei mini sketch diretti da registi del calibro di Federico Fellini, Pupi Avati,  Gillo Pontecorvo, Segio Leone, e con artisti come Totò, Macario, Vittorio Gassman, Raimondo Vianello, Edoardo De Filippo, Dario Fo, Mina e altri.

Insomma, per 10 minuti tutte le famiglie in possesso di un televisore si fermavano per guardare la “reclame“. Se lo racconti ad un ragazzo di 20 anni, non ti crede nemmeno se lo paghi…

Non ti crede, perché la “Generazione Y ” è quella della TV on demand, di internet e dei social media, del “click-per-view”.  Youtube, ad esempio, dall’autunno scorso ha inserito degli spot su milioni di video prima di permetterne la visione. Quando noi cerchiamo il contenuto, per vederlo dobbiamo guardare lo spot di 10, 15 o 20 secondi.
Quanti di voi hanno detto, “sì infatti, mamma che odio…”? Bene.

Così ho aperto Google (Google Inc. è proprietario di Youtube dal 2006) e ho digitato nel campo ricerca ” pubblicità su youtube ” e ho dato uno spazio. L’immagine dell’articolo parla da sola. Il primo impulso appena ci si imbatte nel “Ad” associato al video, è cliccare “Indietro” sul browser e cercare un contenuto senza “Ads“, o di abbassare il volume delle casse.

Inoltre mi sono chiesto, quanto ledono questi spot “obbligatori” nel social sharing dei contenuti? Molti utenti ad esempio non condividono i video con gli spot all’inizio, pensando che alla vista della pubblicità, gli altri utenti ignorerebbero il contenuto. Ignorato il contenuto, ignorato lo spot e viceversa, che è una cosa ancora più grave. Questo per Google è un modo di spremere gli advertisers, che non si rendono conto che questo tipo di marketing è invasivo e persino lesivo per i loro prodotti e servizi, che a volte finiscono per essere addirittura detestati.

Un esempio può essere esplicativo. Una campagna di viral marketing incuriosisce l’utente a mangiare un certo cibo. Gli spot di Youtube equivalgono a ingozzarlo con un imbuto.

L’utente alla fine soffocherà…

Il termine branding si riferisce alla promozione del marchio che identifica in modo univoco la propria azienda per i consumatori. L’esempio classico, naturalmente, è la Coca Cola. Essendo i primi sulla scena, l’azienda ha saputo creare un nome importante per il marchio, tale che le persone utilizzano la terminologia Coca Cola come connotativa di una bibita gassata a base di cola, qualunque essa sia.

Brands

Su internet, tuttavia, le cose sono un po’ diverse, e sperare di arrivare ad un simile risultato è un obiettivo molto ambizioso. La rete è così grande che il marchio è un obiettivo costoso e difficile da ottenere se la nostra azienda non si crea uno spazio che sia consistentemente esclusivo. Siti web come eBay e Amazon, ad esempio, sono stati i primi investitori di denaro importanti nel loro campo, prendendosi un enorme vantaggio rispetto ai concorrenti successivi. Quindi, a meno che non si disponga di cospicue somme di denaro e non si abbia il vantaggio di non avere concorrenti nel nostro campo, l’obiettivo di creare un brand è destinato a fallire.

Per riuscire nell’impresa senza spendere cifre esorbitanti, la strategia più efficace consiste in una vasta campagna di ottimizzazione per i motori di ricerca. Per raggiungere l’obiettivo del “brand“,  la migliore strategia di web marketing è quella di identificare ogni singola frase e parola che in qualche modo identifichi i prodotti o i servizi offerti dalla propria azienda nel proprio settore di interesse, per poi creare pagine ottimizzate per ogni singola frase e farle classificare dai motori di ricerca.

Questa strategia ha due vantaggi. In primo luogo, produrrà traffico gratuito al tuo sito. Se vengono create 200 pagine ottimizzate e ognuna di esse riceve 50 visitatori al giorno, il sito riceverà 10.000 visitatori al giorno. Il secondo vantaggio è che l’obiettivo di raggiungere il branding è soddisfatto perché il sito, in teoria, verrebbe visualizzato in tutte le prime 10 posizioni.  Questo permetterà un “riconoscimento” del marchio e un incremento netto di credibilità.

Creare il proprio marchio è il sogno di molte aziende, e il web permette di farlo a patto di rivolgersi a persone qualificate nel settore del web marketing.

Uno dei siti web più cliccati nella rete è senza dubbio Youtube. Oltre al pure divertimento e all’informazione, Youtube viene utilizzato molto nel web marketing, come abbiamo visto più volte.

Anteprima youtube

Quando si fa social media marketing per la propria azienda, spesso viene utilizzato Youtube per caricarvi video da mostrare o condividere sui vari social network.
Quando un video viene condiviso su un social network, la cosa che salta all’occhio e che nel 95% dei casi invoglia un utente a vederlo è la cosiddetta “anteprima“, ovvero un fotogramma che viene selezionato dall’autore o automaticamente da Youtube per essere mostrato nel riquadro del video prima che questo venga eseguito.

Un‘anteprima “accattivante” quindi, invoglierà molti più utenti a guardare il video che avete girato e montato per la vostra azienda. Un mio collega proprio ieri mi ha raccontato una case history molto interessante. Il titolare di un autosalone gli ha chiesto di migliorare la visibilità del proprio sito web con una campagna di social media marketing, con la possibilità di utilizzare anche uno spot girato l’estate scorsa. A quanto pare il video è stato pubblicato più volte sulla pagina Facebook dell’azienda ma non se l’è filato praticamente nessuno. Il mio collega ha guardato il video e ha cambiato l’anteprima del video, utilizzando il fermo immagine di una ragazza in bikini appoggiata ad una delle auto in esposizione, una Aston Martin DB7.

La pagina ha subìto un assalto quando il video è stato condiviso, e il video stesso ha segnato un’impennata di contatti e di like e di commenti, con grande soddisfazione del cliente.

Attenzione però all’effetto “off topic”! Quando l’immagine di anteprima non è parte integrante o fondamentale del video, l’effetto ottenuto è quello opposto: gli utenti daranno il pollice verso al video e lasceranno commenti tutt’altro che piacevoli. E nel caso in cui venissero usate delle immagini un po’ troppo “bollenti”, le policy di Youtube sono lapidarie:

“Se hai aggiunto un clip osé al video dei tuoi cuccioli, nella speranza che questo possa fargli guadagnare visibilità, apparendo nell’anteprima, sappi che dovremo segnalare il video come contenente materiale per adulti . A buon intenditor…”

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Da circa un paio di mesi è online un nuovo sito che aspira a diventare un nuovo punto di incontro per milioni di utenti. Si tratta di Pinterest, un concentratore di bacheche elettroniche (Pin=puntina, interest=interesse) sulle quali gli utenti condividono le loro immagini. Praticamente è una specie di fusione tra Flickr e Tumblr.

Pinterest

La cosa è interessante è il risvolto positivo che questo nuovo social media potrebbe avere nel settore del web marketing turistico. Se ad esempio il titolare di una struttura alberghiera decidesse di usare Pinterest, potrebbe pubblicare un servizio fotografico completo della propria struttura, le camere, gli ambienti in comune, dintorni dell’hotel, servizi associati e non, e via discorrendo.

Questo deporrebbe a favore della struttura, sicuramente meglio delle lunghe e a volte noiose e fredde descrizioni testuali che a volte vengono persino tralasciate dal’utente. Pinterest mette a disposizione anche la condivisione su Facebook dei propri contenuti, e questa interazione semplificata, garantisce una ancor superiore visibilità.

Gli strumenti che il web ogni giorno ci mette a disposizione sono molteplici e non è semplice a volte comprenderne il potenziale prima di utilizzarli. Ma sicuramente Pinterest ha una marcia in più per quanto riguarda l’aspetto “web marketing“, perchè effettivamente rappresenta una innovazione che a quanto pare sta prendendo sempre più piede, ovvero quella di dare sempre più risalto all’aspetto “media“, rispetto ai normali contenuti testuali, ed è lecito pensare che forse questa tendenza spingerà fra qualche tempo a ripensare al concetto di SEO come lo conosciamo oggi.