Mi capita spesso, per lavoro, di dover fare delle trasferte. Su e giù per l’Italia, con l’auto carica della mia attrezzatura e con qualche collaboratore. Nulla di nuovo, quindi, che lo scorso fine settimana mi trovavo a Lecce. Ma ecco che il caso ti stupisce, e le riflessioni migliori possono nascere da incontri casuali con persone comuni che hanno comunque una lezione da insegnarti.

Domenica pomeriggio di un fine settimana di lavoro, stanco, poco dopo aver imboccato l’Autostrada verso casa, l’alternatore della mia auto all’altezza di Magliano Sabina decide di non volerne più sapere. Guasto.

Superato lo shock iniziale, realizzo che l’unica cosa da fare è chiamare il soccorso stradale. Ovviamente cerco il numero in Google (ma come facevamo prima senza?!). Sul display il numero dell’ACI, con accanto il numero diretto di un meccanico di riferimento: l’istinto mi dice di optare per il secondo (figuriamoci se l’ACI mi risponde di domenica pomeriggio).

Con mia sorpresa, dopo pochi squilli, dall’altro capo del telefono mi risponde una voce calma ma consapevole, che inquadro subito come una persona molto adulta che parla con esperienza. Gli spiego il problema convinto di ricevere in cambio una valanga di “si, ma…”. Invece rimango spiazzato.

1- Inquadrare il target. Mi chiede subito che macchina ho e di che anno è: ok, sono un buon cliente e ne vale la pena perdere la domenica pomeriggio.

2- Non deludere le aspettative create dal primo contatto. Dopo pochi minuti arriva in autostrada, dove sono in panne.

3- Creare un rapporto di fiducia. Mi spiega perfettamente quale può essere il problema, come si andrà a risolverlo, in quanto tempo e come ci si deve organizzare per l’immediato futuro.

Sono ormai suo. Assolutamente convinto. Una fiducia incondizionata che scaturisce solo dal suo modo di parlare rassicurante, dalla professionalità che è riuscito a trasmettermi senza bisogno di elencarmi dove e come aveva studiato. Gli lascio l’auto, le chiavi, senza nemmeno una bolla di consegna e mi faccio venire a prendere per tornare verso Firenze.

Durante il viaggio sorrido (non avrei nessun motivo), sono soddisfatto. E realizzo quello che ho voluto raccontarvi con questo post: avevo appena incontrato una “macchina” del marketing, un uomo che di certo non ha studiato su libri di vendita, che se gli chiedessi di spiegarmi la sua strategia non capirebbe, e mi offrirebbe un caffè.

La morale della favola, della giornata, della trasferta?

Puoi passare una vita intera a studiare teorie su teorie di tecniche di marketing più o meno al passo con i tempi, di chissà quale teorico con mille specializzazioni, ma se arriva qualcuno che “il mestiere” ce l’ha nel sangue verrai comunque spiazzato dalla sua attitudine.

Perché in fondo, e non dobbiamo mai dimenticarlo, questo parolone inglese “marketing” vuol sempre dire riuscire a vendere qualcosa! Scusami, dimenticavo:

4- Mantenere l’affiliazione del cliente.
Mi chiama almeno due volte al giorno per tenermi aggiornato su tutti i passaggi. Alla fine la mia auto è pronta per il ritiro, perfettamente funzionante. Vado in treno e lui si offre di venirmi a prendere alla stazione: non posso mica andare a piedi…

Ps: per i più scettici, non ho pagato nemmeno tanto, meno di quanto mi aspettassi. Quanti di voi possono dire lo stesso del proprio meccanico?!